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Fra' Goffredo Lacrocca

11/11/2019 16:16:43

Al tornar de la mente, che si chiuse
dinanzi a la pietà dâ??i due cognati,
che di trestizia tutto mi confuse,3

novi tormenti e novi tormentati
mi veggio intorno, come châ??io mi mova
e châ??io mi volga, e come che io guati.6

Io sono al terzo cerchio, de la piova
etterna, maladetta, fredda e greve;
regola e qualità mai non lâ??è nova.9

Grandine grossa, acqua tinta e neve
per lâ??aere tenebroso si riversa;
pute la terra che questo riceve.12

Cerbero, fiera crudele e diversa,
con tre gole caninamente latra
sovra la gente che quivi è sommersa.15

Li occhi ha vermigli, la barba unta e atra,
e â??l ventre largo, e unghiate le mani;
graffia li spirti ed iscoia ed isquatra.18

Urlar li fa la pioggia come cani;
de lâ??un deâ?? lati fanno a lâ??altro schermo;
volgonsi spesso i miseri profani.21

Quando ci scorse Cerbero, il gran vermo,
le bocche aperse e mostrocci le sanne;
non avea membro che tenesse fermo.24

E â??l duca mio distese le sue spanne,
prese la terra, e con piene le pugna
la gittò dentro a le bramose canne.27

Qual è quel cane châ??abbaiando agogna,
e si racqueta poi che â??l pasto morde,
ché solo a divorarlo intende e pugna,30

cotai si fecer quelle facce lorde
de lo demonio Cerbero, che â??ntrona
lâ??anime sì, châ??esser vorrebber sorde.33

Noi passavam su per lâ??ombre che adona
la greve pioggia, e ponavam le piante
sovra lor vanità che par persona.36

Elle giacean per terra tutte quante,
fuor dâ??una châ??a seder si levò, ratto
châ??ella ci vide passarsi davante.39

"O tu che seâ?? per questo â??nferno tratto",
mi disse, "riconoscimi, se sai:
tu fosti, prima châ??io disfatto, fatto".42

E io a lui: "Lâ??angoscia che tu hai
forse ti tira fuor de la mia mente,
sì che non par châ??iâ?? ti vedessi mai.45

Ma dimmi chi tu seâ?? che â??n sì dolente
loco seâ?? messo, e hai sì fatta pena,
che, sâ??altra è maggio, nulla è sì spiacente".48

Ed elli a me: "La tua città, châ??è piena
dâ??invidia sì che già trabocca il sacco,
seco mi tenne in la vita serena.51

Voi Cittadini mi chiamaste Ciacco
per la dannosa colpa de la gola,
come tu vedi, a la pioggia mi fiacco.54

E io anima trista non son sola,
ché tutte queste a simil pena stanno
per simil colpa". E più non fé parola.57

Io li rispuosi: "Ciacco, il tuo affanno
mi pesa sì, châ??a lagrimar mi â??nvita;
ma dimmi, se tu sai, a che verranno60

li cittadin de la città partita;
sâ??alcun vâ??è giusto; e dimmi la cagione
per che lâ?? ha tanta discordia assalita".63

E quelli a me: "Dopo lunga tencione
verranno al sangue, e la parte selvaggia
caccerà lâ??altra con molta offensione.66

Poi appresso convien che questa caggia
infra tre soli, e che lâ??altra sormonti
con la forza di tal che testé piaggia.69

Alte terrà lungo tempo le fronti,
tenendo lâ??altra sotto gravi pesi,
come che di ciò pianga o che nâ??aonti.72

Giusti son due, e non vi sono intesi;
superbia, invidia e avarizia sono
le tre faville câ?? hanno i cuori accesi".75

Qui puose fine al lagrimabil suono.
E io a lui: "Ancor voâ?? che mi â??nsegni
e che di più parlar mi facci dono.78

Farinata e â??l Tegghiaio, che fuor sì degni,
Iacopo Rusticucci, Arrigo e â??l Mosca
e li altri châ??a ben far puoser li â??ngegni,81

dimmi ove sono e fa châ??io li conosca;
ché gran disio mi stringe di savere
se â??l ciel li addolcia o lo â??nferno li attosca".84

E quelli: "Ei son tra lâ??anime più nere;
diverse colpe giù li grava al fondo:
se tanto scendi, là i potrai vedere.87

Ma quando tu sarai nel dolce mondo,
priegoti châ??a la mente altrui mi rechi:
più non ti dico e più non ti rispondo".90

Li diritti occhi torse allora in biechi;
guardommi un poco e poi chinò la testa:
cadde con essa a par de li altri ciechi.93

E â??l duca disse a me: "Più non si desta
di qua dal suon de lâ??angelica tromba,
quando verrà la nimica podesta:96

ciascun rivederà la trista tomba,
ripiglierà sua carne e sua figura,
udirà quel châ??in etterno rimbomba".99

Sì trapassammo per sozza mistura
de lâ??ombre e de la pioggia, a passi lenti,
toccando un poco la vita futura;102

per châ??io dissi: "Maestro, esti tormenti
crescerannâ??ei dopo la gran sentenza,
o fier minori, o saran sì cocenti?".105

Ed elli a me: "Ritorna a tua scïenza,
che vuol, quanto la cosa è più perfetta,
più senta il bene, e così la doglienza.108

Tutto che questa gente maladetta
in vera perfezion già mai non vada,
di là più che di qua essere aspetta".111

Noi aggirammo a tondo quella strada,
parlando più assai châ??iâ?? non ridico;
venimmo al punto dove si digrada:114

quivi trovammo Pluto, il gran nemico.