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Quando Napolitano bombardava il governo

The Cayman

08/08/2017 09:04:36

La cronaca degli ultimi giorni ha fatto tornare di attualità il testo del
libro e offerto lo spunto a Laboccetta per commentare: «Napolitano la smetta
di raccontare menzogne e spieghi il suo ruolo nel colpo di Stato contro
Berlusconi».

Roma - In questi giorni in cui discute della responsabilità dell'intervento
militare in Libia nel 2011, con Napolitano che chiama in causa il governo
Berlusconi, basta andare un po' indietro negli anni, fino al 2010, per
capire che l'ex presidente della Repubblica già allora aveva cominciato a
bombardare Silvio Berlusconi, complottando contro di lui con l'ex presidente
della Camera Gianfranco Fini.

Almeno così racconta in un libro il deputato azzurro Amedeo Laboccetta,
riportando i retroscena della rottura tra l'ex leader di An e Berlusconi,
dietro alla quale ci sarebbe stato appunto Napolitano. Un vero e proprio
«golpe» con la regia dell'ex inquilino del Quirinale, secondo Laboccetta,
che ne parla basandosi su conoscenze dirette e altre testimonianze. Mai
smentito né querelato.

Era il tempo dello scandalo della casa di Montecarlo e del famoso «che fai,
mi cacci?» rivolto da Fini all'ex premier nel corso della direzione
nazionale del Pdl all'Auditorium della Conciliazione. All'epoca il politico
napoletano era con il Pdl ed era amico, nonché stretto collaboratore della
terza carica dello Stato, che in più occasioni lo avrebbe rassicurato sul
tradimento perpetrato ai danni di Berlusconi, che portò l'ex premier fuori
dal governo: «Amedeo, ma tu credi davvero che io porterei avanti
un'operazione del genere se non avessi un accordo forte con Napolitano?».

L'autore dedica ben 80 pagine del suo libro («Almirante, Berlusconi, Fini,
Tremonti, Napolitano. La vita è un incontro», edizioni Controcorrente) al
dietro le quinte della rottura tra Fini e il Cavaliere, documentando episodi
come quello della telefonata al Colle partita dall'appartamento di Fini a
Montecitorio subito dopo la sfida lanciata da Fini a Berlusconi da sotto il
palco della direzione del Pdl. Quando Laboccetta decise di affrontarlo per
farlo ragionare, Fini rispose che l'ex premier andava «politicamente
eliminato» e che «Napolitano era della partita». «Ma lo vuoi capire -
disse - che il presidente della Repubblica condivide, sostiene e avalla
tutta l'operazione?». Per convincere l'amico - che insisteva per fargli
cambiare idea, ricordandogli quanto piuttosto dovesse essere riconoscente al
Cavaliere - Fini prese il telefonò, lo mise in viva voce e chiamò il
Quirinale per aggiornarlo degli ultimi sviluppi. Il testo di quella
conversazione è nel libro: «Caro presidente, come avrai visto abbiamo
vissuto una giornata campale», riferendosi allo show dell'Auditorium. «Più
che campale - rispose Napolitano - direi una giornata storica». Ancora Fini:
«Ovviamente, caro Giorgio, continuo ad andare avanti senza tentennamenti».
«Certamente - la risposta dell'ex capo dello Stato - fai bene, ma fallo
sempre con la tua ben nota scaltrezza». Laboccetta scrive di quanto quella
telefonata lo avesse sconvolto: «Avevo assistito in diretta
all'organizzazione di un golpe bianco orchestrato dalla prima e dalla terza
carica dello Stato». Il deputato azzurro, protagonista in prima persona del
grande strappo, ritiene che il progetto di Fini fosse cominciato prima: «Lo
stava coltivando forse dal post-elezioni del 2008. Della sua ambizione e
della sua personalissima sfida contro il Cavaliere ha approfittato
Napolitano che ha saputo blandirlo e utilizzarlo per liberarsi
dell'ingombrante presenza di Berlusconi».