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I rapporti della bici

AlfaNove

26/11/2011 12:52:32

I RAPPORTI DELLA BICI

Chi non ama i testi non brevissimi ed i numeri, ignori queste note.

E? dall?età del pensionamento che sono diventato un anziano
cicloturista.
Pedalando con gli altri o incrociando altri ciclisti, si sentono spesso
espressioni del tipo ?sei troppo lungo, padala più agile?.
Il punto è che tanti fanno delle confusioni, in merito ai rapporti del
cambio, ossia pensano che essi siano i pignoni posteriori, ignorando
che invece un ?rapporto? è sempre una ?divisione?, nella fattispecie
denti avanti / denti dietro.
Premesso che i denti degli ingranaggi hanno tutti la medesima
dimensione, come pure le maglie della catena, dire che sto pedalando
con un rapporto 34/17=2, equivale a dire che la ruota completa due giri
mentre il pedale ne completa uno. Infatti, se la corona anteriore ha il
doppio di denti rispetto al pignone attualmente inserito, allora anche
la circonferenza della corona è doppia di quella del pignone, che
dunque deve completare due giri mentre la corona anteriore ne completa
uno.
Ora immaginiamo che il mio amico mi pedali affiancato (stessa identica
velocità) ma lui sta usando un 40/20=2. Ebbene, il rapporto di
trasmissione non è pari a 2 anche per lui? Certamente.
E se la circonferenza della sua ruota è identica a quella della mia,
poniamo per semplicità 2 metri, lo ?sviluppo metrico?, ossia la
distanza coperta con una pedalata, è per entrambi 2 giri X 2
metri/giro = 4 metri/ per pedalata.
Ma allora, se lo sviluppo metrico è identico per entrambi e pure la
velocità, non può che essere identica la cadenza di pedalata. Se stiamo
pedalando a 2 pedalate/secondo = 120/minuto, in un?ora entrambi
percorriamo 120 X 60 X 4 = 28.800 metri (velocità 28,8 Km/h).
Tutti questi valori identici li stiamo ipotizzando per valutare
l?influenza di una sola variabile: la combinazione di rapportatura,
diversa per i due ciclisti, sia pure con pari rapporto.
Dunque ipotizziamo che anche la resistenza totale (peso, postura,
esposizione aerodinamica, attrito volvente ruote-strada, ecc.) sia
identica. Allora i due ciclisti stanno pedalando con la stessa potenza
e con lo stesso sforzo al pedale, oltre che con la stessa cadenza.
Infatti, se la potenza è identica e pure la velocità angolare di
pedalata, non può che essere identica la coppia motrice, e se è
identica anche la lunghezza di pedivella (es. 172 mm) sarà altresì
identico lo sforzo al pedale.
Dunque, per quanto riguarda lo sforzo alle gambe, la combinazione 40/20
e la combinazione 34/17 sono nella fattispecie del tutto equivalenti.
Il discorso cambia quando, invece di parlare di sforzo alle gambe,
vogliamo parlare di sforzo alla meccanica: sia i denti degli
ingranaggi, che le maglie della catena, sopportano uno sforzo minore, a
parità di potenza e di coppia motrice, quando maggiore è il raggio di
coppia e minore lo sforzo, ossia la meccanica ?soffre? meno col 40/20
piuttosto che col 34/17.
Ora veniamo finalmente al nocciolo.
Nel mio caso se, dopo adeguato riscaldamento, passo dal 34/17 al 34/16
e poi ancora al 34/15=2,266 giri ruota/pedalata, aumento la coppia
motrice e la velocità se la cadenza di pedalata è costante.
Ma il mio amico mi dice: ?non sei un buon ciclista, hai un leggero
incrocio di catena?. E? vero, la catena appare impercettibilmente
incrociata.
Allora cambio avanti e dietro, ossia passo al 50/18=2,777. Ma ora la
pedalata è troppo dura, dunque passo al 50/20 = 2,5 e noto che la
padalata è solo leggermente più dura della precedente pedalata 34/15.
Ma cosa noto ancora? Anche ora la catena è leggermente incrociata (in
senso opposto al precedente).
Insomma, quando si passa in quella ?terra di nessuno?, ossia in quella
zona intermedia fra pedalate agile e padalata dura, un leggerissimo
incrocio è inevitabile.
Scusate la lunghezza. Qualcuno conosce un tipo di approccio più
conciliante per la ?terra di nessuno??