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Bell'articolo di Bucciantini.

Il Guru

04/12/2019 14:50:43

Un po' lungo ma bello del giornalista, tifoso Viola.

http://www.fiorentina.it/lopinione-bucciantini-lamericano-ancora...

Lâ??americano ancora da imparare
La scelta di Commisso di non esonerare Montella è figlia di una cultura
sportiva diversa da quella alla quale siamo abituati. E il patron è qui
per scrivere la sua di storia

di Marco Bucciantini

Il destino fa il fuoco con la legna che câ??è: bella questa frase di
Baricco, invita a scaldarsi con quello che è possibile. Câ??era il
Cittadella e faceva anche freddo, bisognava fare qualcosa perché
nessuna fiamma sale da sé, specie se Chiesa e Ribery non ci sono, e non
bastava imbrogliare con la diavolina. Ci siamo scaldati: il Cittadella
era nuovo negli uomini ma è â??vissutoâ?: sa cosa fare, è rasserenato dal
campionato (guida il gruppone delle seconde, due giri di pista dietro
al Benevento), è ben educato da Venturato, le gambe girano e la
Fiorentina ha dovuto affrontarlo con umiltà, abbassandosi compatta
quando serviva, senza vergogna.

Impeti giovanili di Sottil, nel bene e nel male: ma in questi tempi
statici serve questa esuberanza, anche a costo di dover poi pretendere
le scuse (arrivate, bravo). La presenza di esterni puri dâ??attacco (lui,
Ghezzal) coperti da terzini ha spostato la partita in quelle volate non
sempre limpide ma li sgorgano i gol, finalizzati dal giocatore più
ibrido che si ricordi, quel Benassi che è sempre stato un attaccante
errante fra i centrocampisti. Palleggia con affanno, gestisce poco, del
mediano ha i polmoni e la conseguente presenza (utile forse nei
raddoppi di marcatura), è più bravo a orientare la corsa che la
conduzione di palla, però dentro lâ??area si trasforma, segna qualsiasi
tipo di gol, come se in quel perimetro si vestisse di panni nuovi.
Perché è uomo da un tocco solo, istintivo, verso la porta dunque. Nel
mezzo, nel traffico, si angoscia, a volte toglie, è difficile pensare
di sacrificare un uomo per fargli posto, anche se Badelj si sta
offrendo volontario. Benassi non è sempre spendibile ma 4/5 partite
lâ??anno sa vincerle e bisogna indovinarle.

Dietro, quando manca Pezzella sembrano tutti difensori (con anche buoni
interventi), ma non propriamente una â??difesaâ?, non fanno reparto e così
anche le riserve del Cittadella possono esercitarsi al tiro. Vlahovic
si muove in cerca della partita, ed è atteggiamento bello, però quando
la partita va da lui deve ancora imparare a trattenerla, a possederla.
Castrovilli invece era così superiore agli altri da trasformare a
momenti la sua partita in una esibizione di bravura, finendo talvolta
â??sopraâ? la logica del match: però è un giocatore davvero significativo.

Va bene, il legno non era umido, il fuoco si è acceso e ha fatto bene
Montella a soffiare nel focolare, attizzandolo con parole perfino
roboanti. Il destino non è dunque qualcosa di immobile, ineluttabile.
Per controllare il fuoco sono serviti milioni di anni, e qualche
evoluzione della specie: poi, è stato più semplice, si mangiava meglio
e si sviluppava a meraviglia ma ancora ai tempi del Sapiens si parlava
poco (ma ci si capiva).

Oggi abbiamo più esigenze e più occasioni. E â?? ci viene ripetuto da
sempre â?? dobbiamo imparare lâ??inglese. Che era una possibilità per
capire tanta musica quando da bambini ci facevamo ragazzi, al tempo in
cui la Fiorentina di Pontello e De Sisti e Antognoni (e altri campioni
autentici, compresi il capitano del Brasile e quello dellâ??Argentina) ci
teneva nel posto che sentivamo di meritare. Imparare lâ??inglese era
ormai una necessità degli anni universitari, quando il mondo era fra
noi: lâ??Erasmus ci mescolava, qui e là, studenti squattrinati (come un
buon libro di studio, anche quello è allenamento alla vita) ma prendere
lâ??aereo e andare nelle capitali costava ormai come un pieno di benzina.
Però serviva lâ??inglese. A quel tempo, Cecchi Gori si arrampicava sulla
balaustra, immagine perfetta di una gloria precaria. Sembrava che tutto
potesse succedere, infatti accadde (anzi, cadde: lui e noi). Ma
Batistuta aveva quel fascino e quel tiro perfetti per nutrire i sogni
sempiterni dei tifosi, Rui Costa sapeva di calcio e per Firenze
talento, bellezza, sapienza sono il modo migliore di esistere.

Imparare un poâ?? meglio lâ??inglese era ormai un rimpianto quando
lâ??afflato riformista dei Della Valle era ormai ripiegato in calcolo:
arrivati nel calcio per spezzarne i vizi, sono usciti di scena dopo
molte buone stagioni, via via corrotte dalla noncuranza fino
allâ??avversione. Eppure nel setaccio restano Fantini e Riganò, eroi di
anni invivibili ed esaltanti, e la piccola epopea europea di Prandelli,
Toni, Mutu, e il Montella profetico, con Pizarro e Borja che sembravano
la versione vissuta, sdrucita, romantica di Xavi e Iniesta, per il
nostro governo rasoterra del mondo. E quellâ??autunno con Paulo Sousa, la
squadra prima (prima!!), il gioco che filava via fra piedi senzienti e
corse perfette, Bernardeschi che sembrava il David con qualche
tatuaggio di troppo, ma roba nostra, giovane e forte. Ci illudemmo,
mentre dallâ??uscio sâ??affacciarono Benalouane e Tino Costa, per farci
capire che non era più tempo di sogni. Ce lo confermò anche
Bernardeschi.

Avere un passato è decisivo, è unâ??identità che sopravvive, la memoria è
una genuina forma di cultura perché tende a condividere: per questo il
racconto è importante. Ma da qualche decennio, lo dicevamo, è
importante anche lâ??inglese. Ã? un arnese per capire e vivere meglio gli
anni che ci tocca vivere e capire.

Fast, dice Commisso. Well, serious dobbiamo aggiungere noi: lui lo
darebbe per scontato, ma qui niente lo è. Imparare significa
â??conoscereâ?. Ã? uno sforzo maggiore e bellissimo. Capire una mentalità
diversa: non possiamo essere affascinati dal concetto dâ??impresa del
nuovo proprietario, imprenditore, uomo del fare (dove il guadagno
personale non può superare quello della comunità dove si agisce) e poi
chiedere di intervenire con i nostri mezzi da sottocultura: ritiri,
esoneri, lamentele verso il palazzo e gli arbitri. Queste sono le
abitudini e il frasario del nostro calcio, e le abitudini (anche
ridicole) diventano costituzione solo per ripetizione delle stesse.
Commisso rifiuta queste abitudini: non sono sue. Câ??è questo grande
valore nella â??piccolaâ? vittoria di ieri sera. Il proprietario è stato
â??superioreâ? alle fragilità della Fiorentina, forse ne ha compreso le
debolezze. Un mese sembrava squadra virtuosa: non câ??è filo logico in un
rendimento cosi diverso, ma Commisso vuole ritrovarlo, se per un pezzo
di campionato le cose avevano una loro particolare forma. Chiesa è
decisivo per dare senso e penetrazione, e basterebbe accettare questo
per cambiare il discorso su Chiesa, anche se dovesse essere impossibile
cambiare il finale della storia.

Commisso è qui per scrivere la sua, di storia. Non conosce quelle frasi
e quelle abitudini, altrimenti non sarebbe diventato un imprenditore in
quella terra lontana. Infatti dice: prendetevela con me, non con
Montella. â??Siamo una famigliaâ?, aggiunge, con il sentimentalismo che fa
parte della sua retorica. Nel basket NBA, nel Football americano, nel
Soccer, nel Baseballâ?¦ insomma, nei loro grandi sport popolari il
concetto di esonero è praticamente inesistente. La media è sotto il 5%,
il Soccer (4 cambi nellâ??ultima stagione su 24 squadre) cerca ovviamente
di peggiorare le cose, ma solitamente si attende la fine della stagione
e poi si cambia. Un anno (il 2013) nellâ??NBA cambiarono 12 coach, tutti
nella settimana successiva allâ??ultima partita giocata dalle squadre in
questione: è vero, là non si retrocede, si può arrivare beatamente
ultimi, ma la cultura è quella: si sceglie una classe dirigente, un
gruppo di lavoro, si va avanti, si condividono responsabilità, si
solidarizzano le perdite come gli utili, a fine stagione si fa il
bilancio e non si guarda in faccia a nessuno (nemmeno ai procuratori).

� un modello serio. La serietà, alla lunga, premia. Dai problemi si
esce insieme, condividendo analisi e tentativi. Mostrando ai dipendenti
e agli occhi esterni compattezza, unità, senso di responsabilità. Non è
una fiaba, è buonsenso, è cultura. Esonerare è un ammissione di
fallimento che in questo spaccato è diventato una medicina, in un
cortocircuito di senso. Esonerare è rinnegare se stessi, dare fiducia è
pretendere il massimo, il meglio. Ci sembra tutto urgente, necessario:
invece le urgenze sono il centro sportivo, lo stadio moderno (nuovo o
ristrutturato). Abbiamo davanti un proprietario con unâ??agenda ideale
sulle cose da fare. Non ci offre il colpevole, per non volersi
discolpare, in un mondo dove alcuni presidenti cambiano allenatori come
esercizio compulsivo e narcisistico del potere. Non lo confondiamo, e
impariamo lâ??inglese: meglio tardi che mai.
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Il Guru manifestazione trascendente di Valter P.

'Il nostro futuro lo decidiamo solo noi'