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miscellanea articoli

Ammammata

04/05/2019 08:13:14

Corriere Torino
Di Giorgia Mecca
© RIPRODUZIONE RISERVATA

L?INVINCIBILE eredità del Toro
La memoria dei campioni nelle parole dei figli

Niccolò Menti Cerco di custodire tutto, maglie foto e scarpe. Strano non
conoscere le loro voci
Maria Pia Ballarin Io e mio fratello abbiamo vissuto senza sapere quanto
bene ci ha voluto
Guglielmo Gabetto Noi di terza generazione cerchiamo di portare avanti il
ricordo di uomini straordinari
Mirella Loik Quando ero piccola del 4 maggio non si parlava: mamma voleva
proteggermi dal dolore

Non è mai stata una questione privata. Gli Invincibili sono stati il
patrimonio di un Paese intero che con le loro vittorie voleva togliersi di
dosso la fame e la guerra. Menti, Ballarin, Gabetto, Loik e gli altri erano
il simbolo della rinascita. Per questo, il 4 maggio di settant?anni fa
piangevano tutti, come se avessero perso uno di famiglia.

Maria Pia Ballarin aveva due anni quando suo papà Aldo è morto a Superga.
«Quel giorno io e mio fratello non abbiamo detto addio a un calciatore, ma
a un padre. Abbiamo vissuto per tutta la vita senza sapere quanto ci ha
voluto bene». Subito dopo il funerale, sua mamma ha chiuso la porta della
casa torinese, ha preso per mano i figli ed è tornata a Chioggia in
pullman, insieme al feretro del marito. «A dodici anni io sapevo soltanto
che mio papà non c?era più, non sapevo che fosse una persona importante.
L?ho capito un giorno al cinema, trasmettevano un documentario sul Grande
Torino, alla fine del film non piangevo soltanto io, ma tutti quelli che
erano in sala. Lì ho compreso che in quella tragedia tutti avevamo perso
qualcosa».

Il figlio di Maria Pia si chiama Aldo naturalmente ed è appassionato del
Toro. Anche Guglielmo Gabetto si chiama così in onore del Barone. Ancora
oggi, quando va a Superga qualcuno gli si avvicina e in piemontese gli fa
notare la somiglianza con il nonno. «Il suo nome è patrimonio di tutti, e
per fortuna anche mio», dice «Noi della terza generazione stiamo cercando
di continuare il ricordo, lottiamo per avere delle informazioni sui nostri
parenti. Io ci penso spesso, non averlo potuto conoscere è l?unica vera
mancanza della mia vita». Per rimediare ha cercato di non dimenticare
nessuno dei racconti di sua nonna, che amava parlare del marito e della sua
allegria. «È andata allo stadio soltanto una volta in vita sua; quel giorno
mio nonno ha battuto la testa contro il palo, lei che era incinta si è
sentita male e da allora ha deciso di non guardarle più dal vivo per non
soffrire». Mancavano due anni alla morte del Grande Torino.

Mirella Loik oggi ha 73 anni e fa l?architetto. Dopo anni di silenzio, ha
finito di scrivere un libro su suo padre che sarà presentato durante i
giorni del Salone. «Quando ero piccola non si parlava del 4 maggio. Mia
mamma voleva proteggermi. Non voleva evidenziare il fatto che fossi
cresciuta senza un padre». Per molti anni hanno vissuto a Cagliari, lontano
dal dolore. «Quando siamo tornate mi portava a Superga. Ogni volta che
andavamo mi faceva fare un mazzo di violette, da portare alla squadra. Non
c?era bisogno di parole». Niccolò Menti nella tragedia non ha perso un
nonno, ne ha persi due: Romeo Menti e Giuseppe Grezar. Per lui è difficile
parlare del 4 maggio: «cerco di custodire tutto: maglie, foto, scarpe, ma è
strano io non saprò mai che voce avevano, ed è difficile ancora adesso fare
i conti con questa strana forma di nostalgia». Anche lui si è attaccato
alle parole delle nonne, «quando mi portavano ai giardini io invece di
giocare con gli altri mi sedevo di fianco a loro e ascoltavo la leggenda
del Grande Torino. Mi piacevano gli aneddoti. Un giorno i miei nonni
insieme ai loro compagni sono andati in Brasile per una trasferta; al
ritorno hanno portato buste di caffè non soltanto per le famiglie, ma per
tutto il quartiere». Allora si faceva così, non erano soltanto calciatori,
erano qualcosa di più. Per questo mancano così tanto.


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............ [ da casa ] ...........

1 Risposta

Ammammata

04/05/2019 08:13:42

0

Il giorno sab 04 mag 2019 10:13:14a, *Ammammata* ha inviato su
it.sport.calcio.torino il messaggio
news:XnsAA4567F96103Dammammatatiscaliit@148.251.67.112. Vediamo cosa ha
scritto:

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Corriere Torino
Gianluca Sartori
© RIPRODUZIONE RISERVATA

È il giorno di Superga, tra Duomo e Basilica
Ieri l?omaggio della Fiorentina e la prima volta della Juve con River Plate
e Benfica

From page 1 Il Grande Torino sa ancora unire, anche settant?anni dopo la
sua scomparsa. Il 4 maggio 1949 finì una storia e iniziò una leggenda,
quella di Valentino Mazzola e compagni. La giornata di oggi sarà dedicata,
come tradizione vuole, al ricordo degli Invincibili. Le commemorazioni per
la verità sono iniziate già due giorni fa, con l?inaugurazione di un
monumento al Campo Volo di corso Marche ? dove l?aereo della squadra
sarebbe dovuto atterrare ? e sono proseguite ieri. A Superga il Museo della
Fiorentina ha infatti posto una targa in memoria del Grande Torino a fianco
della Lapide che commemora i 31 caduti. Per l?occasione, il Museo del
Grande Torino ha invitato rappresentanze dei musei di Benfica e River Plate
(club gemellati al Torino) e soprattutto dello Juventus Museum, visto e
considerato che si trattava del giorno del derby. Il presidente Paolo
Garimberti, alla sua prima visita a Superga, è intervenuto durante la
cerimonia: «Chi ama il calcio non può non aver amato il Grande Torino, per
il calcio meraviglioso che esprimeva». E sul derby: «Torino è una capitale
del calcio visto il livello di Juventus e Torino. L?auspicio è che la città
possa avere due squadre in Europa». Il Torino FC ha poi ringraziato con un
tweet: «Grazie per la vicinanza a tutti i club presenti. Il Grande Torino
orgoglio d?italia». Oggi, giorno sacro per il Torino e non solo, si parte
alle
Da destra David Bini (museo Fiorentina), Beccaria (Grande Torino),
Garimberti (J Museum) e Jacobelli (Tuttosport)

10 per una commemorazione ufficiale al Cimitero Monumentale. Poi, alle
15.30, la Messa solenne in Duomo con il Torino al gran completo, officiata
da don Riccardo Robella. In seguito il trasferimento a Superga, dove
capitan Andrea Belotti leggerà i nomi dei

31 caduti incisi sulla lapide.


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