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Spezzoni di un dialogo.

Dott. Vernes

08/01/2019 21:25:54


1)Catalano
Prima che io conoscessi quello che ha fatto e continua a fare in
Palestina, per me Israele era un Paese come tanti altri, con
la sua storia, il suo costume e le sue naturali trasformazioni.
E, avendo letto la Bibbia a l'età della ragione, mi ero fatto la
convinzione che i tre quarti della nostra filosofia di vita provenisse
da questa. E se ancora questa filosofia esiste, che, fra l'altro, non
appatiene solo alla natura ebraica , ma è insita nella natura umana,
manca, è assente nella
politica sionista, e quindi in quella di Isrdaele!
Saluti,

2)Luigino Ferrari
Mi ripeto, questa e' la tua interpretazione che logicamente non
collima con la mia, straconvinto che fra i due comportamenti di
popollimitrofi- costretto a scegliere - starei 9 su 10 con l'operati
degli israeliani.

3)catalano
Ognuno ha il diritto di pensarla come vuole, ci mancherebbe che si
possa proibire la libertà di pensare; parimennte ognuno ha diritto di
credere in quello che la sua natura lo porta a credere; nessuno però che
vive in comunità con altri della sua stessa natura ha il diritto di fare
quello che la sua volontà gli dice di fare. Si possono però non
rispettare i diritti degli e accettarne le conseguenze del caso.
Riportiamo qualche voce autorevole su questo fenomeno:

4)Edgar Morin, Filosofo francese

â??La Stampaâ?, 07 febbraio .
<<â?¦la rivolta non è nata per un caso assurdo, giacchè per lâ??intero corso
dei negoziati sâ??è continuato ad insediare colonie in Cisgiordania, a non
rispettare gli impegni, e a offrire una pace spilorcia contrabbandata
per generosaâ?¦ Da una parte gli occupati; dallâ??altra gli occupanti. Da
una parte bambini e adolescenti che lanciano pietre, poliziotti dotati
di armi leggere; dallâ??altra soldati che sparano pallottole vere sui
civili, carri armati, missili, elicotteri da combattimento. Da una parte
la guerriglia contro coloni o veicoli in territorio palestinese;
dallâ??altra la repressione, che ghettizza le popolazioni, trasforma i
loro territori in campi di concentramento temporanei, soffoca
lâ??economia, distrugge abitazioni e coltureâ?¦Lâ??argomento per cui gli
occupati non si sarebbero dovuti rivoltare avrebbe senso solo se la
situazione non fosse stata rivoltante. Lâ??argomento per cui la rivolta
mina la pace avrebbe solo senso se gli israeliani avessero accettato uno
stato palestinese vivibile e libero dalle colonie armateâ?¦Ripensare
lâ??esperienza ebraica dovrebbe essere possibile comprendere le sofferenze
dei palestinesi, mostrando a Israele che da mezzo secolo infligge loro
ciò che ha subito dagli europei per più di un millennio: spossessamento,
espulsioni, segregazioni, ghettizzazioni ripetute, soprusi, predazioni,
umiliazioni, vessazioni e disprezzoâ?¦>>

5)Etienne Balibar,â??La Stampa" del 15 agosto â??02, è dello stesso tenore:
<<â?¦occorre riconoscere lâ??esistenza di una maggiore giustizia, è allo
stato di Israele che va addebitato il peso della più grande ingiustizia.
Eâ?? questâ??ultimo che opprime, colonizza, espropria un popolo, distrugge
una società, e la riduce alla fame, ne impedisce lâ??educazione e
lâ??autonomia politica. Ed è per questa ragione, che accuso di complicità
gli israeliani, ed in particolare, gli intellettuali, che non si
dissociano dallâ??occupazione e dalla repressione. Ammiro, per contro,
coloro che attraverso la parola e lâ??azione danno prova di resistenza, o
semplicemente, di spirito critico>>.

6)John Berger- giornalista inglese- su "Internazionale".
<<Il governo israeliano sostiene di essere obbligato a prendere queste
misure per combattere il terrorismo. Eâ?? unâ??affermazione falsa. Il vero
scopo della morsa in cui viene tenuta la popolazione indigena è
distruggere il suo senso del tempo e della continuità spaziale, affinché
i palestinesi se ne vadano o si trasformano in apprendisti schiavi. Ma è
qui che i morti aiutano i vivi a resistere, qui che gli uomini e le
donne scelgono di diventare martiri. La morsa ispira il terrorismo che
pretende di combattere.(â?¦)Io sono, non tra i vinti, ma tra gli
sconfitti, che i vincitori temono. Il tempo dei vincitori è sempre
breve, mentre quello degli sconfitti ha una durata incalcolabile.(â?¦).>>