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Come un cinghiale nel fango

Gert dal pozzo

29/11/2017 07:41:04

Il dopo-TartufoTrail è stato segnato da questioni fisiche e mentali. Un
riacutizzarsi del solito dolorino allâ??achilleo sinistro, un problemino
al ginocchio, il consistente calo di motivazioni dovuto allâ??obiettivo
raggiunto a prezzo di sacrifici, insomma è stato normale aver ripreso
2Kg di peso. Però la voglia di correre non è sparita: solo che lâ??ho
dovuta centellinareâ?¦. ma mi è rimasto il pallino dellâ??ultratrail, il
Tartufo mi ha fatto capire che probabilmente sono più adatto a gare del
genere che a trail più brevi. E in più la LavaredoUltratrail non è così
lontana. Quindi mi sono iscritto al Trail del Cinghiale che è pure
vicino a casa. Solo che ci sono arrivato senza la minima preparazione
mentale e fisica, quasi improvvisando. Come se cercassi un modo di
mettermi in difficoltà.

Levataccia alla 4, partenza alle 7 quando albeggia e il paese risplende
delle luminarie natalizie, si sale subito per 6Km fino ad affrontare la
neve e un ventaccio teso, per fortuna non è freddo. Gara tutta di
saliscendi sul versante romagnolo dellâ??Appennino, la recente nevicata
aveva fatto cadere vari alberi, con alcuni tronchi che dovevamo superare
scavalcando o strisciando sotto, e costringendo a un cambio di percorso
che portava a ben 2 passaggi intermedi dal traguardo e a dover
percorrere 3 anelli diversi. Il passaggio intermedio è naturalmente un
grosso problema mentale per molti. A me invece non è dispiaciuto. Mi è
piaciuto molto meno il fatto che dopo 20Km ero completamente svuotato,
con gambe molli e senza fiato. Probabilmente non avevo digerito bene la
colazione, ma mi è bastato mangiare dellâ??uvetta e bere della cola al
vecchio borgo di Lozzole per ripartire. Il terzo anello , che poi è
esattamente la seconda metà di gara, è quello che mi è piaciuto di più,
e finalmente ho visto Fontana Moneta, che è un piccolo rifugio con una
chiesetta di un migliaio di anni fa nellâ??alta valle del Sintria,
torrente stretto tra Senio e Lamone dove adoro sempre correre essendo
una zona pochissima urbanizzata e veramente selvaggia. Abbiamo poi
toccato un bel pezzo del sentiero 505 Colla-Faenza, e ricordavo un
allenamento di quasi 10 anni fa fatto qui con alcuni romagnoli� sì, il
trail per me è anche un amarcord, rivedere luoghi dopo anni e pensare
â??ehi ma qui ci ho corso già una voltaâ?. Ben oltre il 50°Km comincia a
far buio, quando manca ancora una salitona, alcuni saliscendi
fangosissimi e una ripida discesa. Insomma, è la prima volta che mi
tocca metter la frontale a gara in corso. Sento un poâ?? di stanchezza ma
nella seconda parte avrò recuperato una decina di posizioni e questo è
molto positivo.

Questo è il mio terzo ultratrail sopra i 50, oltre questa distanza
diventa tutto più duro, e mi piace , mi diverto a far fatica a sentire
le gambe legnose quando câ??è da spingere, il respiro affannoso in salita,
lâ??agile saltellare dei piedi in discesa, il pianificare ogni dettaglio
di sforzo alimentazione e idratazione prima e durante la corsa salvo poi
lasciarsi andare alle sensazioni del corpo. Adoro enormente lâ??arrivo e
il farsi la doccia raschiando via il fango e la terra di dosso, e il
pasta party dopo. Sapete cosa mi piace di queste garette, e perchè le
preferisco ai trail autogestiti? Mi piace il sorriso delle persone dello
staff, quello di chi ti dà il pettorale e il pacco gara, quello di chi
serve la pastasciutta al pranzo finale, quello di chi versa lâ??acqua
nelle borracce ai ristori. Mi piace perchè in maggioranza sono persone
legate a un territorio lontano dalle grandi città. Non ho niente contro
le città, sono un fan della contemporaneità e della tecnologia. Forse
proprio per questo sono affascinato dallâ??incontrare persone dei paesini
dellâ??Appennino, e ritrovo sempre gli stessi sorrisi a Palazzuolo così
come a Stia, Badia Prataglia, Serramazzoni, Busana: li percepisco
diversi da quelli che potrei fare io che son di città, forse perchè in
questi paesi lâ??evento è qualcosa di speciale e noi che corriamo anche
nelle retrovie siamo protagonisti.

Ma ho divagato: pensate ad esser stati sulle gambe oltre 10 ore e dover
affrontare una lunga discesa anche ripida su sentiero con foglie e
fango, piove ed è buio pesto, si scivola che è una bellezza e non vedi
il paese dove dovrai arrivare. Compare solo allâ??ultimo e allora
spariscono i dolori. Finisher anche stavolta nonostante qualche
difficoltà, e neanche stavolta tra gli ultimi. Ora sono alle prese con i
dolori, ed anche con i pensieri â??quando sarà il prossimo?â? Le mie
articolazioni vorrebbero un poâ?? di riposo ma la mia mente spera sia
presto.

http://www.movescount.com/moves/mov...


1 Risposta

Jk

30/11/2017 13:45:05

0

Il 29/11/2017 8.41, Gert dal pozzo ha scritto:

> le città, sono un fan della contemporaneità e della tecnologia. Forse
> proprio per questo sono affascinato dallâ??incontrare persone dei paesini
> dellâ??Appennino, e ritrovo sempre gli stessi sorrisi a Palazzuolo così
> come a Stia, Badia Prataglia, Serramazzoni, Busana: li percepisco
> diversi da quelli che potrei fare io che son di città, forse perchè in
> questi paesi lâ??evento è qualcosa di speciale e noi che corriamo anche
> nelle retrovie siamo protagonisti.
>

a volte sembra di stare in un altro tempo, adoro i paesini di montagna.
Ma leggere delle vs fatiche mi sconforta, non ce la potrei fare, specie
facendo un trifoglio come avete fatto.